Sei a casa, finalmente in relax, disteso sul tuo comodo divano.
Decidi di guardare un po’ di tv, e con il telecomando apri l'App della tua piattaforma di streaming preferita.
Appena accedi, ti si apre un mondo: film, serie televisive, documentari di ogni tipo e genere.
Dalle ultime novità ai grandi successi acclamati dai critici, dalle commedie buone per passare un paio d’ore in leggerezza ai thriller che si protraggono per infinite stagioni.
Smanetti in lungo e in largo.
Molti titoli catturano il tuo interesse in un primo momento, ma nessuno ti convince del tutto.
Con il passare del tempo, la soddisfazione per la varietà di contenuti a disposizione si trasforma quasi in fastidio, in incertezza, in paralisi.
C’è troppa scelta, e alla fine scegli di non guardare nulla.
Quante volte ti sei
trovato in questa situazione?
Il paradosso
dell’abbondanza è figlio dei tempi digitali, ma non si ferma al solo intrattenimento.
Si estende a molti ambiti della vita quotidiana, a partire da quei ristoranti che ti presentano un menù interminabile che ti porta ad ordinare “il solito” per evitare il costo di dover dedicare tempo e attenzione a scegliere tra mille
opzioni.
Così, di pari passo, accade lo stesso anche nel mondo degli investimenti.
Un paradosso che accompagna i mercati finanziari contemporanei: non è mai stato così
facile investire, eppure non è mai stato così difficile decidere come farlo.
Abbiamo a disposizione migliaia di ETF, fondi, polizze, piani pensionistici, conti deposito, prodotti tematici e soluzioni digitali.
Un mare di possibilità nel quale, tuttavia, molti risparmiatori finiscono per restare immobili.
In psicologia il fenomeno è ben noto e prende il nome di paradosso della scelta.
Quando le opzioni a disposizione sono tante, l’individuo va in sovraccarico informativo e la mente si blocca.
L’idea di poter
scegliere tra molte, troppe, alternative genera più ansia che libertà.
E così, invece di decidere, spesso si rimanda.
Altre volte si finisce per scegliere male e in maniera poco consapevole.
A pensarci bene è una situazione esattamente opposta a quanto accadeva nel mondo della consulenza finanziaria fino a 15 o 20 anni fa.
Allora la diversificazione era un privilegio per pochi, intermediari e mercati mettevano a disposizione un ventaglio di prodotti e soluzioni di gran lunga inferiore rispetto a quello odierno.
Oggi, invece, chiunque può costruire un portafoglio, anche sofisticato, in pochi clic.
Da soli o con l’aiuto della tecnologia.
Ma il prezzo della
democratizzazione, molto spesso, è la confusione.
Troppa offerta genera
rumore: prodotti che si sovrappongono, strumenti che cambiano nome ma non sostanza, mode che si alternano con rapidità crescente.
Di fronte a tutto questo, l’investitore medio tende a reagire il più delle volte con una forma di difesa istintiva: non fare niente.
In tal senso, la sempre più abbondante liquidità è anche sintomo di una scorciatoia cognitiva.
È una decisione che non espone: piuttosto che rischiare di scegliere male, rischiare di sbagliare, molti
preferiscono non scegliere.
Nel contesto attuale, con tassi di interesse ancora elevati e un'inflazione non del tutto domata, restare liquidi non
è la scelta più razionale, ma la più semplice da giustificare a sé stessi.
E' dimostrato e suffragato da numerosi studi comportamentali, che l’aumento delle possibili opzioni in un processo decisionale non migliora la soddisfazione del cliente.
Anzi, la riduce.
Ogni possibilità esclusa genera un rimpianto potenziale, ogni decisione porta con sé la sensazione del “avrei potuto fare meglio”.
In finanza, poi, tale sensazione si amplifica perché i risultati sono facilmente visibili e confrontabili: in un click si può scoprire che uno strumento ha reso di più, e sarebbe stato quindi da preferire rispetto a quello effettivamente prescelto.
Per un investitore solo con se stesso, non supportato da un bravo consulente, la conseguenza è una forma di ansia da prestazione che mina la fiducia nel proprio percorso.
Bombardati come siamo da numeri e dati di ogni tipo, il rischio è quello di perdere il senso del proprio obiettivo, diventando così estremamente vulnerabili senza sapere che fare.
E quando qualcosa lo si fa, raramente lo si comprende fino in fondo.
Tra una settimana, nella mia 4 Minuti di Venerdì 21 Novembre, ti spiegherò cosa può fare per te in questo eccesso di informazioni e opzioni un bravo Consulente Finanziario.
Il tutto sta in 3 differenti verbi: guidare, semplificare e interpretare.
Certo, più facile a dirsi che a farsi...