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www.davideberto.it2026-04-06
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    RAGIONIAMO SULL'ORO

    Oro e ancora oro.
    Sui mercati finanziari il metallo giallo resta un tema molto caldo, tanto che in questo periodo molti clienti chiedono di poter investire in questo metallo prezioso, oltre che in aziende produttrici di armi (sigh...).
    Sebbene le quotazioni si siano allontanate dai massimi di 4.400 dollari circa, con una flessione intorno al 7-8%, le prospettive restano ancora rialziste nel medio termine.
    Sui fondamentali, infatti, nulla è mutato.
    Ma prima di entrare nel merito del discorso, un pò di basi della finanza.

    Ricorda sempre che acquistare in modo eccessivo, compulsivo ed euforico, un investimento dopo che ha avuto rialzi incredibili non è una grande cosa.
    Gli investimenti migliori sono sempre quelli che si fanno a "prezzi bassi", magari anche dopo un considerevole storno di mercato, non quelli che si acquistano a "prezzi alti".
    Scrivo volutamente "prezzi bassi" e "prezzi alti" tra virgolette, ricordando che, a maggior ragione su un investimento come l'oro che non offre flussi di cassa (cedole o dividendi), i prezzi reputati "alti" oggi potrebbero essere considerati "bassi" domani.
    Possiamo solo giudicarli sulla base di ciò che è successo in passato, poiché nessuno sa cosa succederà in futuro: il rally proseguirà, o si ritornerà verso la media storica del metallo con un conseguente ribasso?
    Il punto educativo, in tutto questo, è quello di non diventare avidi solo perché il prezzo di un qualcosa sta aumentando vertiginosamente.
    Non ci si deve far trascinare dalla FOMO (Fear Of Missing Out), ossia dal timore di venir tagliati fuori da una possibile "occasione della vita".
    Regola aurea valida non solo per il metallo aureo, ma per qualunque investimento tu stia valutando.

    Ma torniamo a focalizzarci sull'oro che, da circa tre anni, ha imboccato una netta strada al rialzo, più che raddoppiando i prezzi e macinando continuamente nuovi record.
    Tre anni durante i quali l'oro sembra aver vissuto di luce propria, sganciandosi da una tradizionale correlazione che in passato aveva condizionato molto gli investitori.
    Si tratta della correlazione inversa con i tassi reali reali USA: più i tassi reali USA salgono, più i prezzi dell'oro si deprimono e viceversa.
    Il motivo è semplice: l'oro non paga dividendi e quando i tassi salgono le obbligazioni diventano più attrattive.
    Ma dal 2022 questa correlazione si è interrotta e l'oro ha continuato a crescere vistosamente con i tassi reali decennali USA che sono rimasti elevati, passando dallo 0,5% fino al 2%, e successivamente muovendosi in una fascia tra il 2 e l'1,5%.
    Questo fenomeno ha inizialmente spiazzato gli investitori più attenti che non credevano nel rally dell'oro proprio a causa di tassi reali competitivi.
    Questo dimostra come anche le "leggi" più radicate, sul mercato, possano essere stravolte rendendo le previsioni molto difficili.

    Altro tema forte quando si parla di oro è la correlazione negativa con il dollaro USA: anche in questo caso storicamente un dollaro forte è andato di pari passo a un oro più debole e viceversa.
    Questa dinamica ha resistito meglio negli ultimi anni, anche se è stata messa a dura prova.
    Ma tutto sommato la regola di fondo continua a funzionare anche se le dinamiche non sono troppo lineari.

    Il tema più spinoso è quello relativo ai rapporti tra oro e azionario.
    La narrazione del bene rifugio che protegge il valore nel tempo è sicuramente valida nel lunghissimo termine, e infatti l'oro è una delle asset class più redditizie da inizio secolo.
    Questo non impedisce però che ci possano essere mercati al ribasso anche per l'oro con la volatilità in aumento.
    Confidare che l'oro resti a galla in caso di un crollo dell'azionario può essere pericoloso: la lezione del 2008 insegna, e infatti l'oro in quei mesi scese da 900 a 700 dollari l'oncia per poi riprendersi nei mesi successivi.
    Solo nel 2013 c'è stata una vera correlazione negativa tra azionario e metallo giallo, con l'oro che è scivolato pesantemente mentre l'equity saliva.
    Quelli sono stati anni difficili per l'oro che registrò un massimo nel 2011 e poi ha dovuto attendere addirittura il 2020 per rivedere un nuovo top storico.
    Tutte informazioni che vanno tenute presenti quando si investe nel metallo giallo, che resta comunque un asset importante da inserire in portafoglio e le cui prospettive restano interessanti.

    Ora un pò di considerazioni personali.
    L'oro, in generale, non mi dispiace, perché offre storicamente una discreta difesa dall'inflazione, e perché ha tendenzialmente un comportamento difensivo, utile nei momenti di maggior tensione nei mercati, anche grazie alla sua tipica de-correlazione dagli asset più rischiosi in quei momenti (le azioni).
    Detto questo, non è decisamente opportuno e consigliato esagerare con la quota di oro nei propri portafogli finanziari, e men che meno esagerare con la quota di oro (incluso l'oro fisico) nei portafogli complessivi.
    Anche perché, come accennavo prima, l'oro non ti darà mai alcun flusso di cassa.
    Non riceverai mai un dividendo o uno stacco cedolare dall'oro.
    L'oro non ha un tasso d'interesse al suo interno e non genera il pagamento di un affitto.
    Per questi motivi, l'unico modo utile a guadagnarci sopra è sperare in un suo apprezzamento.
    E poiché non esiste un flusso di cassa di alcun genere da considerare, questo eventuale apprezzamento non è motivato, se non marginalmente, da cause sottostanti come valutazioni economiche future, tassi di interesse, settori economici in crescita, utili futuri...
    Il suo apprezzamento (o, al contrario, deprezzamento), è generato dal puro meccanismo domanda/offerta.
    Per semplificare il tutto, se domani ci saranno più persone disposte a comprarlo ad un prezzo in crescita, il prezzo continuerà a crescere.
    Se domani ci saranno invece più persone disposte a venderlo e ad uscirne ad un prezzo al ribasso, il prezzo inizierà a scendere.
    Così, ad esempio, non è con le azioni.
    A contribuire alla straordinaria crescita del mercato azionario negli ultimi 100 anni, occorre ovviamente tenere sempre conto dei dividendi reinvestiti.
    Lo stacco di dividendi azionari è uno di quei momenti in cui le chiacchiere finanziarie, come da un certo punto di vista possono essere sempre considerati prezzi e valutazioni, stanno a zero.
    Si parla di aziende che, dopo aver creato valore per i clienti vendendo loro il loro prodotto o servizio (ricavi), aver creato valore per i propri dipendenti e fornitori (costi), hanno creato un valore ulteriore per i loro azionisti.
    E quel valore l'hanno distribuito in moneta sonante: euro, dollari o altre valute ancora, che raggiungono i loro conti.

    Ricordando quindi che con l'oro tutto questo non potrà mai accadere, diffida da chi ti propone l'accostamento o il paragone "oro vs azioni", dimenticandosi nel frattempo dei dividendi erogati nel tempo dalle azioni stesse.
    E' stupido come confrontare il prezzo di un importante vigneto con quello di una bottiglia di vino da collezione.
    Dimenticandosi di inserire nel calcolo quante bottiglie di vino, nel frattempo, sono state ricavate e vendute dallo stesso vigneto.
  • E' tutto anche per il mese di Novembre.
    Ti auguro un piacevole fine settimana.
    Un caro saluto.

    Davide