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www.davideberto.it2026-04-06
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    INTELLIGENZA ARTIFICIALE: INNOVAZIONE REALE O POSSIBILE BOLLA?

    Quando un tema diventa centrale nel dibattito finanziario globale, non sempre è semplice distinguere ciò che è valore reale da ciò che invece è entusiasmo che si autoalimenta.
    Nel caso dell’intelligenza artificiale questa distinzione è ancora più complessa.

    L’ultima escalation dei titoli azionari collegati all’AI è stata straordinaria.
    Nvidia, solo per citarne uno, ha registrato una performance superiore al +1300% negli ultimi tre anni.
    Questi numeri portano (giustamente) inevitabilmente molti investitori a chiedersi se siamo entrati in una fase di sopravvalutazione.
    Le analogie storiche esistono: bolla delle dot.com, banche giapponesi negli anni ‘80... trend che sembravano destinati a non fermarsi.
    E oggi alcuni elementi si ripresentano: valutazioni elevate, FOMO (cioè il timore di molti di restare tagliati fuori dal trend rialzista), afflusso di investitori individuali...
    Ma, rispetto al passato, ci sono differenze rilevanti:

    - molte aziende AI generano già utili concreti;
    - servono dei capitali enormi anche solo per iniziare a competere;
    - c’è una chiara dimensione geopolitica industriale.

    Stabilire allora se siamo “in bolla” è forse prematuro.
    È più utile capire dove il rischio è distribuito.
    Nell’hardware e nei semiconduttori il mercato è concentrato in pochi attori globali come l'americana Nvidia e la taiwanese TSMC: la struttura oligopolistica tende ad essere più stabile.
    Nel software applicativo, invece, la competizione è molto più frammentata, con oltre 2.000 aziende attive: qui spesso si annida una sopravvalutazione più insidiosa.
    Un tema centrale nei prossimi anni sarà l’effettiva sostenibilità della domanda: gli investimenti previsti in data center sono enormi.
    Se l’utilizzo dell’AI non dovesse crescere in modo coerente, molte infrastrutture rischierebbero di non generare ritorni adeguati.
    Per questo, più che il singolo nome in portafoglio, a fare la differenza sarà la strategia.
    E qui la consulenza finanziaria avrà un ruolo decisivo, in quanto permette di filtrare narrazioni, bias cognitivi, mode del momento.
    La buona consulenza porta ordine, metodo, selezione.
    Aiuta a distribuire il rischio nel modo corretto e a difendere la coerenza tra i propri obiettivi, il reale orizzonte temporale a disposizione, e gli investimenti conseguenti.

    L’AI rimarrà probabilmente uno dei principali driver dei mercati (e dell'economia) per molti anni.
    Proprio per questo motivo, oggi più che mai, serve un processo.
    Non un impulso.
    Cosa fare quindi ora?
    E' importante rivedere, con criteri razionali e non emotivi, il peso dell’AI e di ogni altro settore nel proprio portafoglio investimenti.
    Soprattutto, bisogna capire se l’esposizione è coerente con i propri personali obiettivi di breve, medio o lungo periodo.

    Insomma, per concludere, nelle fasi dove la narrativa tende ad accelerare e a farla da padrone, il metodo può fare molta più differenza dei prossimi trimestri di mercato.
  • Ti auguro un sereno fine settimana.
    Un caro saluto.

    Davide