Forse non l'hai mai notato, ma quando si entra in una libreria e si cercano dei libri che trattano di finanza e investimenti è piuttosto facile imbattersi in scaffali pieni di volumi su “come sono diventato ricco”, “come ho fondato una startup miliardaria”,
“
i dieci investimenti per fare soldi entro il 2030” e altri titoli illusori di questo tipo, classicamente destinati a una moltitudine di "vorrei ma non posso".
Quasi mai si trovano invece libri dai titoli decisamente meno affascinanti, del tipo “come ho perso un miliardo”, “come ho dilapidato l’eredità dei miei genitori”, o, ancora, “il titolo azionario (o la criptovaluta) che ha azzerato
i miei risparmi”.
Questo è un vero peccato perché in finanza non esistono pasti gratis, e ritengo ci sia molto più da imparare da storie di devastazione dei patrimoni finanziari che consentano di comprendere quali sono le cose da non fare per evitare di cadere in rovina
in primis, per poi concentrarsi sulla crescita del patrimonio.
E' piuttosto risaputo di come molte famiglie ricche abbiano dilapidato i loro patrimoni alla seconda o alla terza generazione.
Secondo una stima americana, infatti, il 70% delle famiglie ricche perde la propria ricchezza entro la seconda generazione successiva a chi l’ha creata, il 90% entro la terza.
Statisticamente, conservare la ricchezza familiare di generazione in generazione, o farla addirittura crescere, può rivelarsi ancora più complicato che crearla da zero quella stessa ricchezza.
Una tragica storia recentemente raccontata anche dal Corriere della Sera (è delle festività natalizie un articolo facilmente rintracciabile anche su Google) ha rivelato nel tempo quanto può essere fragile un patrimonio, anche molto importante,
accumulato negli anni.
Si tratta delle vicissitudini, purtroppo non solo finanziarie, della nota famiglia di imprenditori vicentini dal cognome Folco.
Questo racconto ricorda come siano tipicamente 3 i flagelli dei patrimoni familiari:
1. I rischi non assicurati e non gestiti a dovere;
2. La mancanza di pianificazione finanziaria, successoria e/o previdenziale;
3. Gli investimenti troppo concentrati, spesso in immobili ma non solo, fatti magari anche a debito.
Ripercorriamo allora quanto accaduto ai Signori Folco.
Il capostipite e cavaliere del lavoro Giancarlo era un industriale proprietario della famosa Manifattura Lane Folco di Montecchio Maggiore (VI), oggi non più esistente.
Giancarlo aveva diversificato, dapprima con successo, i suoi capitali con investimenti nel settore finanziario, comprando molte azioni di Banca Antonveneta della quale divenne negli anni 2000 anche vicepresidente.
Decise poi di reinvestire la ricca plusvalenza ottenuta da quelle quote (nel 2005 Antonveneta venne scalata dalla Banca Popolare di Lodi guidata da Gianpiero Fiorani) in azioni della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca.
Guarda caso, le stesse banche che finanziavano la sua Folco Finanziaria...
Parliamo di un controvalore totale di quasi 40 milioni di euro.
Uno schema, questo, purtroppo piuttosto frequente tra le famiglie borghesi venete del tempo, che soprattutto con il padre-padrone della Popolare di Vicenza, Giovanni (o Gianni) Zonin, avevano instaurato nel tempo un patologico rapporto di complicità.
Nel 2011, alla morte del Signor Giancarlo, la figlia Francesca, che pare fosse finanziariamente poco ingenua, cercò invano di vendere e liberarsi da quelle azioni, cosa che non le riuscì, ma che riuscì invece ad altri clienti (evidentemente più privilegiati
o minacciosi...) che riuscirono a “scavalcare” in quel periodo altri azionisti che avevano chiesto anticipatamente la cessione dei loro titoli.
Purtroppo arrivò poi il crack delle due banche, e il rischio di bancarotta per la Finanziaria, poi messa in liquidazione, sulla quale la Banca Popolare di Vicenza aveva ottenuto dal Tribunale un pignoramento di 60 Milioni.
Dietro questa brutta vicenda familiare, caratterizzata da una conclusione ancora più tragica, si possono allora nitidamente trovare 2 dei 3 flagelli elencati sopra: innanzitutto l’elevata
concentrazione degli investimenti in sole due azioni bancarie, pur apparentemente “sicure” e “del territorio”.
Quel che è peggio, si trattava di azioni acquistate a leva, ossia a debito, nel diffuso schema incestuoso sopra descritto.
Il secondo flagello che ha abbattuto il patrimonio della famiglia Folco consiste nell'apparente esclusione della figlia Francesca, probabilmente più oculata risk-manager del padre, dalle decisioni finanziarie relative alla sua eredità.
Sembra infatti che nel rapporto padre-figlia ci sia stata un'importante mancanza di pianificazione successoria, con tutto quello che tipicamente ne consegue.
Ma com’è proseguita poi la storia della famiglia Folco?
Purtroppo Francesca Folco è morta nel 2019 a soli 42 anni per le conseguenze di un incidente domestico.
L'unico figlio di Francesca ha ora 8 anni, ha ereditato la storica villa sui Colli Berici già appartenuta al nonno, che sembra venga ora proposta in affitto su Booking a prezzi variabili tra 1.300 e 2.800 euro a notte.
Non è noto se anche questo immobile sia gravato da debiti, e se nell’asse ereditario di Francesca ci fossero altri attivi e per quale importo.
Sicuramente il patrimonio costruito da Giancarlo Folco è stato seriamente abbattuto, ma non si è completamente azzerato.
Se suo nipote, un giorno, vorrà provare a farlo nuovamente crescere, spero avrà il modo di non ripetere gli errori commessi dal nonno.