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www.davideberto.it2026-04-06
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    LE INCERTEZZE NON SI GESTISCONO CON LA TROPPA LIQUIDITA' SUL CONTO CORRENTE!

    Con la mia 4 Minuti di oggi, voglio dare il via a quello che sarà un appuntamento mensile dedicato alla protezione dai rischi che la vita quotidianamente ci mette davanti.
    Il nostro, purtroppo, è un Paese imprevidente e altamente sottoassicurato.
    La protezione, ricordalo sempre, dovrebbe essere la prima area di analisi e di intervento di un efficace percorso di pianificazione finanziaria.
    Prima ci si protegge, poi si investe, si pensa ai possibili rendimenti e ad una strategia di crescita del capitale nel tempo.
    Perché non ha senso preoccuparsi di far fruttare il patrimonio se può bastare un singolo evento imprevisto per comprometterlo irrimediabilmente.
    Avere una buona cultura assicurativa, riducendo o trasferendo a terzi (compagnie assicurative) i rischi che viviamo in ogni istante delle nostre giornate, permette di tutelare noi stessi e i nostri cari nel corso di una vita, così, più serenamente proiettata al futuro.
    Come insegna l'investitore per eccellenza Warren Buffett, "non serve predire la pioggia, ma conta saper costruire l'arca".
    Partiamo allora.

    Come detto, il rischio fa inevitabilmente parte della vita, ma nella gestione del denaro, noi italiani, continuiamo a comportarci come se potessimo ignorarlo.
    Ogni scelta economica che facciamo, anche quella che sembra più prudente, ci espone a possibili eventi negativi: problemi di salute, imprevisti familiari, responsabilità verso terzi, possibili interruzioni del reddito...
    Non è allarmismo, è realtà quotidiana.

    La differenza non la fa l’evento in sé, ma il modo in cui lo si affronta. 
    Si può decidere coscientemente di assumersi direttamente il rischio, con tutte le possibili conseguenze economiche che ne derivano, oppure si può trasferire e delegare quel rischio a soggetti specializzati che si occupano proprio di questo.
    Gestire il rischio significa scegliere, non subire.
    Il vero problema non è correre dei rischi, ma farlo senza esserne consapevoli. 
    Ciò che davvero non è giustificabile è proprio l'inconsapevolezza, ossia subire i rischi perché non c'è stata la capacità (e la volontà) necessaria per poter esaminare compiutamente il proprio livello di protezione, l'esito delle possibili conseguenze, le modalità e i costi per trasferirli ad altri.
    L’errore più grande è quello di non approfondire, di rimandare, addirittura di evitare...
    Troppo spesso ci si accorge di quanto una copertura sia importante quando è ormai troppo tardi per agire.

    La scarsa protezione è un fattore che ci espone a varie forme di variabili: dalla possibilità di non avere sufficienti risorse economiche una volta in pensione, al rischio di non avere un'adeguata copertura sanitaria complementare e/o sostitutiva al servizio sanitario pubblico, al rischio di non proteggere a sufficienza la nostra persona da cui, in quanto per esempio percettore del maggior reddito all'interno della famiglia, dipende il destino delle persone più care; per non parlare poi di tutte quelle coperture da responsabilità civile di cui si scopre l'importanza soltanto in occasione di eventi negativi.
    Questa mancanza di analisi è un costo silenzioso che non compare negli estratti conto bancari, ma può pesare moltissimo nel tempo.

    Proprio a proposito di estratti conto bancari, piuttosto che pagare dei piccoli premi assicurativi ricorrenti, noi italiani preferiamo accumulare tanta, troppa liquidità sul conto corrente, per affrontare l'arrivo di un'eventuale sventura.
    Tengo i soldi fermi in conto perché non si sa mai... questo mi fa stare tranquillo...”. 
    In realtà, quella tranquillità è spesso solo apparente.
    La liquidità non protegge dai grandi imprevisti e, nel frattempo, non investita a dovere perde inevitabilmente valore oltre che possibili opportunità.
    Tenere ingenti risorse ferme piuttosto di non spenderne un pò in protezione è una scelta che, alla lunga, può risultare più cara di quanto si immagini.
    La protezione non serve a eliminare l’incertezza, ma a rendere gestibili le conseguenze.
    Serve a evitare che un evento negativo si trasformi in una vera e propria crisi finanziaria.
    Serve a proteggere le persone che dipendono da te e dal tuo reddito, oltre che il patrimonio costruito nel tempo, spesso con grandi sacrifici.
    È una scelta di responsabilità, non certo di pessimismo.

    Se, letto tutto questo, vuoi fare qualcosa di concreto, parti da qui: chiediti da cosa dipende oggi la tua stabilità economica e cosa potrebbe metterla in seria difficoltà
    Se non hai risposte chiare, non è un fallimento.
    È il segnale che è il momento giusto per fermarti e fare ordine.
    Appuntamento al 27 Febbraio con la seconda "puntata" di questo filone.
  • Il mio augurio, in conclusione, di un sereno fine settimana.
    Un caro saluto.

    Davide