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www.davideberto.it2026-04-06
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    LA FEDELTA' IN BANCA NON PAGA

    E' praticamente un matrimonio quello che unisce gli italiani alla propria banca.
    E non è un modo di dire: dal matrimonio all'eventuale separazione passano mediamente tra i 15 e i 17 anni.
    Una "fedeltà" alla banca caratterizzata da poche scappatelle.
    Solo gli spagnoli (16 anni) sono più fedeli di noi al proprio istituto.
    Tutto questo emerge da una recente ricerca dal titolo "Cambio banca: perché sì, perché no?".

    Mentre in altri paesi, come in UK, cambiare banca è un'operazione piuttosto frequente oltre che banale, paragonabile al fare la spesa in supermercati diversi per cogliere le offerte migliori, in Italia il rapporto con l'istituto di credito è storicamente ingessato.
    Come detto, i dati evidenziano che gli italiani rimangono fedeli alla stessa banca per una media di 15 anni e mostrano una scarsa propensione alla "multi-bancarizzazione", ovvero all'acquisto di prodotti specifici presso istituti diversi da quello principale.
    Il nostro paese ha infatti il tasso più basso di multi-bancarizzazione, fermo al 24%, contro il 51% degli inglesi che sono abituati a fare shopping finanziario.

    Se le remore, ancora oggi, sono tante, dalle nuove generazioni, decisamente più inclini al cambiamento, arrivano segnali confortanti.
    Nel passaggio di testimone nella titolarità del patrimonio, la generazione Z (nati tra il 1997 e il 2012) mostra la tendenza a cambiare banca una volta ricevuta l'eredità nel 91% dei casi.
    La generazione X (1965-79) in caso di successione sceglie di cambiare nel 77% dei casi.
    Non si tratta solo della resistenza al cambiamento legata all'età e al conservatorismo che l'avanzare di quest'ultima inevitabilmente comporta, tale scelta è alimentata anche da una burocrazia farraginosa e dal timore di complicazioni amministrative, come il cambio delle domiciliazioni o dell'Iban, che scoraggiano la mobilità anche di fronte a condizioni economiche di gran lunga più vantaggiose.
    Perché non cambiare, magari solo per pigrizia, comporta ingenti oneri aggiuntivi che si accumulano nel tempo.

    Cambiare banca offre indubbi vantaggi.
    I dati di Bankitalia mostrano quanto la fedeltà all'istituto bancario sia una scelta che presenta a fine anno un costo piuttosto salato.
    Ma per cosa si cambia?
    Quali sono le motivazioni che spingono a divorziare dalla propria banca?
    Quando i clienti decidono di vagliare una nuova banca, lo fanno ricercando delle ben precise caratteristiche.
    Il motivo principale che spinge gli italiani al cambiamento è la ricerca di una banca più solida e affidabile.
    Questo è un po' un unicum in tutta Europa e, in tal senso, i crack bancari degli ultimi 15 anni hanno lasciato un segno indelebile nei clienti.
    L'italiano medio, un po' come una formichina con una cultura del risparmio piuttosto prudente, preferisce pagare spesso costi maggiori pur di avere la rassicurazione psicologica di affidare i propri soldi a un istituto percepito come sicuro.
    La convinzione che "la mia banca è solida" rappresenta una delle principali barriere psicologiche al cambiamento.

    Segue poi, negli obiettivi di scelta, l'esistenza di un servizio di consulenza con professionista dedicato.
    La relazione con un gestore/consulente è dunque fondamentale, e affidarsi ai suggerimenti di qualcuno di cui ci si fida è cruciale nella scelta di cambiare istituto.
    Molto di frequente, infatti, quando il banker decide di cambiare datore di lavoro, riesce a portare con sé una gran parte della clientela con cui ha lavorato negli anni proprio per la relazione di fiducia che è stato capace di creare.
    Credo di saperne qualcosa...
    Si ricerca infine trasparenza (chiarezza nei costi) e un buon rapporto qualità-prezzo.
    Senza dimenticare che anche la digitalizzazione offre incentivi al cambiamento, con i clienti più giovani che tendono a dare molta importanza all'esperienza utente.

    In tutto questo è innegabile che le banche paghino un certo immobilismo del sistema.
    Gli istituti di credito mancano infatti di reattività: quasi mai intervengono proattivamente per trattenere il cliente con offerte migliori finché questo non ha già deciso di andarsene.
    Lato clienti, la mancanza di strumenti di confronto certificati, unita a una spesso scarsa educazione finanziaria, impedisce ai cittadini di negoziare le condizioni, permettendo così alle banche di mantenere dei margini elevati sfruttando la scarsa consapevolezza della clientela.

    Perché allora pagare 100 (se non di più) euro all'anno per un qualcosa che può costare solo 10?
    Ricorda sempre che per migliorare l'efficienza delle proprie finanze serve anche una maggiore attenzione ai costi.
    E il costo dell'immobilismo bancario e finanziario oggi è molto più alto che in passato.
    Direi quasi insopportabile.
  • Ti auguro in conclusione un sereno fine settimana.
    Un caro saluto.

    Davide