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www.davideberto.it2026-04-06
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    GAP DI PROTEZIONE ANCORA ALLE STELLE

    Un Paese imprevidente al centro di cambiamenti epocali che rischiano di travolgerlo.
    Questa è la fotografia oggi dell'Italia.
    Sono molte le minacce: il clima, il dissesto idrogeologico e la crisi demografica solo per citarne alcune.
    Gli ormai ricorrenti disastri causati dal maltempo lungo la Penisola (quanto sta accadendo a Niscemi è solamente l'ultimo concreto esempio di tutto ciò...) mostrano ogni volta dal vivo ciò che le statistiche evidenziano: il nostro Paese è uno di quelli meno assicurati.

    Quella di oggi, dopo la mia 4 Minuti del 30 Gennaio, è la seconda "puntata" dedicata al tema della protezione dai rischi che la vita quotidianamente ci mette davanti.
    Ma torniamo ai numeri che ben raccontano la situazione in ambito assicurativo...

    In Italia, nel 2024, il settore assicurativo rappresenta poco meno del 7% del prodotto interno lordo, con i premi del ramo Vita che contribuiscono maggiormente rispetto al ramo Danni, ossia alle polizze di protezione di beni e persone.
    Siamo al 9° posto nella classifica OCSE per l'importanza dei premi vita rispetto al PIL, ma solo al 23° per i premi danni dove ci fermiamo all'1,9%: livelli simili al Brasile e all'Argentina, sensibilmente inferiori rispetto a Francia e Germania.

    Su un patrimonio immobiliare (privati e imprese) di 8mila miliardi di €, la quota assicurata in Italia contro le catastrofi si ferma appena al 6%.
    Le cose dovrebbero migliorare ora che è entrato in vigore l'obbligo di assicurazione dalle catastrofi naturali, limitato per ora alle imprese chiamate a munirsi di polizza a protezione di immobili e beni aziendali.

    Alla base della sottoassicurazione c'è un mix di fattori: l'assistenzialismo statale (sia nelle catastrofi sia a livello previdenziale), la scarsa fiducia degli utenti verso il settore assicurativo, oltre alla cronica mancanza di cultura assicurativa che caratterizza il nostro Paese.
    Non a caso gli italiani sono fanalini di coda anche nella classifica sulle competenze di educazione finanziaria.

    Avere una cultura assicurativa ci permette di tutelare noi stessi.
    Chiunque si avvicini a un contratto deve avere chiaro quali rischi è disposto a correre direttamente e quali, invece, vuole trasferire a una compagnia.
    Deve capire quali sono i diritti e i doveri che scaturiscono dal contratto stesso e valutare se tutto questo risponde al meglio alle sue esigenze di protezione.
    Un compito indubbiamente difficile, tanto che già nelle scuole bisognerebbe cominciare a diffondere il concetto di rischio e di strumenti per gestirlo.

    Il settore assicurativo è chiamato a svolgere un ruolo importante anche sul fronte sanitario e assistenziale, in particolare nelle soluzioni per la non autosufficienza.
    L'allungamento della vita, l'aumento delle cronicità sono un fardello sui conti pubblici che potrebbero non reggere l'urto tenuto anche conto del fenomeno delle culle vuote.
    Siamo il secondo paese al mondo dopo il Giappone per quota di ultra 65enni, eppure la raccolta delle polizze che coprono la non autosufficienza è circa lo 0,2% dei premi Vita.

    Ricorda sempre che un completo servizio di pianificazione patrimoniale non si limita ai soli investimenti, ma deve integrare considerazioni previdenziali e di gestione dei rischi legati alla vita di tutti i giorni, come le coperture assicurative di puro rischio.
    Appuntamento alla mia newsletter settimanale del 27 Marzo, con il terzo capitolo di questo percorso dedicato al mondo della protezione.
  • E' tutto per questo mese di Febbraio.
    Ti auguro un sereno fine settimana.
    Un caro saluto.

    Davide