Dal primo Gennaio 2026 ogni bambino tedesco nato nel 2020 riceve dallo Stato 10 € al mese su un conto pensione individuale.
Questo denaro, investito in Etf o in fondi a basso costo, resterà lì esentasse fino alla sua pensione.
Il programma si estenderà gradualmente a tutti i minori dai 6 ai 17 anni entro il 2029.
Negli Stati Uniti, con l'Invest America Act firmato il 4 Luglio 2025, ogni neonato tra il 2025 e il 2028 riceverà 1.000 $ dal governo.
A 18 anni il capitale potrà essere usato per studiare, comprare casa, avviare un'impresa o restare investito fino alla pensione.
In entrambi i sistemi lo Stato non agisce da solo: i genitori hanno la possibilità di integrare i versamenti con contributi volontari, trasformando lo strumento pubblico in un pilastro del risparmio familiare.
La logica è semplice: usare il tempo come leva finanziaria, diffondere educazione economica e garantire a tutti una base patrimoniale iniziale, indipendente dal reddito familiare.
Anche il nostro paese registra due iniziative regionali sul modello della Germania.
Una è quella lanciata lo scorso anno dalla regione autonoma del Trentino Alto Adige, che per i primi 5 anni di vita del minore versa in totale 1.100 €.
L'altra è della regione Friuli Venezia Giulia, che offre un contributo di 200 € all'anno per ogni minore intestatario di un fondo pensione.
Per ottenerlo è necessario che il fondo sia attivo, e che nell'anno precedente alla richiesta del bonus siano stati versati almeno 300 €, il tutto a condizione che l'Isee di famiglia sia sotto i 35 mila €.
Il messaggio è chiaro: la previdenza non deve iniziare solamente quando si entra nel mondo del lavoro, ma può e deve essere un percorso costruito nel tempo.
Stime e proiezioni rendono evidente cosa si perde non iniziando da subito.
Ad esempio, 1.000 € investiti ogni anno dalla nascita fino a 67 anni in un fondo azionario globale, con un rendimento medio annuo del 7%, diventano a 67 anni oltre 483.000 € reali, depurati cioè dall'inflazione attesa, senza ulteriori versamenti.
Un contributo aggiuntivo di 100 € al mese per i primi 18 anni, in aggiunta agli stessi 1.000 € all'anno fino ai 67 anni, porterebbe il capitale accumulato a superare gli 843.000 € reali alla pensione a fronte degli 88.600 € versati: una solidissima previdenza
complementare costruita con il tempo.
Anche ipotizzando un rendimento atteso più basso, ad esempio un 3% annuo, il fattore tempo lavora a favore: a 67 anni si otterrebbero 94.000 € reali con un contributo di 1.000 € l'anno dalla nascita.
Aggiungendo gli stessi 100 € al mese di cui sopra per i primi 18 anni si avrebbero, sempre includendo l'impatto dell'inflazione, 132.000 €.
Il tutto senza considerare le importantissime agevolazioni fiscali.
Certo, la teoria aiuta, ma è la diretta esperienza a consolidare la conoscenza.
Un conto d'investimento automatico per ogni neonato permetterebbe di affrontare due criticità strutturali allo stesso tempo: la fragilità del sistema pensionistico e la diffusa ignoranza finanziaria.
Una generazione crescerebbe con la consapevolezza che il denaro può lavorare per le persone, e non solo il contrario, interiorizzando fin dall'infanzia il valore del risparmio attivo, del tempo e della capitalizzazione composta.
Nemmeno il costo rappresenta un vero ostacolo: il modello tedesco vale circa 1,4 miliardi l'anno, quello americano 3,8 miliardi.
L'Italia spende oltre 300 miliardi l'anno in pensioni.
Trovare circa 2 miliardi per garantire un capitale iniziale a ogni neonato non sarebbe un problema tecnico, ma una scelta politica.
Richiederebbe ammettere che il sistema attuale non basta, e che il tempo è l'asset di gran lunga più potente negli investimenti.
E un bambino ha davanti a se l'orizzonte ideale per sfruttarlo.
Ricordo sempre che è possibile far aderire un figlio o un nipote fin dalla culla a un fondo pensione.
E il fondo pensione, a differenza di investimenti in azioni, bond, fondi comuni o Etf, non necessita di un dossier titoli.
Aderire presto consente di arrivare prima ai 35 anni necessari a ridurre la tassazione finale dal 15 al minimo del 9%.
I genitori possono dedurre dal proprio reddito quanto versato nel fondo del figlio (o dei figli) per un totale di 5.300 € l'anno, compreso il contributo volontario che versano nella loro posizione.
Ma il fondo pensione non porta con se solo questo (per quanto importante) vantaggio fiscale, in quanto non paga il bollo Monti dello 0,2% all'anno che grava invece su tutti gli altri strumenti di investimento, e i rendimenti maturati sono soggetti all'imposta
del 20%, più favorevole rispetto al 26% che si applica alla maggior parte delle forme di risparmio finanziario (fanno eccezione i rendimenti dei titoli di Stato la cui tassazione è sempre al 12,5%).
Certo, i risparmi accumulati nel fondo pensione sono vincolati rispetto all'investimento in altri strumenti e non possono essere prelevati fino al raggiungimento del traguardo pensionistico.
Ma questa rigidità è stemperata dalla possibilità di prelevarne una parte per sostenere spese sanitarie straordinarie, oppure, dopo 8 anni di partecipazione al fondo, per l'acquisto o la ristrutturazione della prima casa per sé o per i figli.
Nonostante tutto ciò, secondo l'ultima edizione dell'osservatorio sul risparmio delle famiglie italiane di Anima, solo una persona intervistata su 5 ha già attivato soluzioni concrete: insomma, cresce l'attenzione ma manca l'azione soprattutto a favore delle
nuove generazioni.
Aumentare la consapevolezza, soprattutto tra i giovani, significa trasformare questa attenzione in decisioni concrete.
Il nostro, in conclusione, è un paese che ha un tasso di sostituzione pensionistico (rapporto tra prima pensione pubblica e ultimo stipendio lavorativo percepito) in inesorabile discesa.
Molto più di quanto dicano i numeri che si sentono o si leggono nei giornali.
Un paese che ha la spesa pensionistica più alta d'Europa (15,5% del Pil contro il 12,3% della media).
Un paese che perderà quasi 8 milioni di lavoratori nei prossimi 25 anni.
Un paese che si trova al terzultimo posto per quota salari su Pil nel vecchio continente.
Un paese che non cresce abbastanza per sopperire a queste strutturali lacune.
Di fronte a tutto questo, dal punto di vista finanziario, non si può non fare la cosa più semplice e naturale al mondo: mettere via del denaro.
Per sé, per i figli, per i nipoti, per qualsiasi persona a cui vogliamo del bene.
E occorre farlo adesso.
Non domani, non tra un po', non tra quando avanzerà.
Adesso, per quanto è possibile, e nel modo più coerente ed efficace rispetto al tempo che si ha a disposizione.
Perché a fare la differenza tra 20, 30, 40 o 50 anni sarà stata questa semplice, da molti dimenticata, abitudine.