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www.davideberto.it2026-04-06
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    IL TESORO ... DEL TESORO (LO STATO IN BORSA)

    Forse tu non lo sai, ma la presenza dello Stato italiano in Borsa è diventata ormai preponderante, tanto che le 14 partecipate scambiate a Piazza Affari capitalizzano attualmente oltre 350 miliardi, quasi 1/3 dell'intero listino milanese.
    La loro capitalizzazione complessiva è cresciuta del 38,7% nel corso del 2025, mentre quella di Borsa Italiana nel complesso è cresciuta "soltanto" del 29,7%.
    Segno che lo Stato non è più considerato un socio ingombrante dal mercato; anzi, in un clima di grande incertezza geopolitica, la sua presenza nell'azionariato pare quasi diventata una garanzia di stabilità agli occhi degli investitori.

    Ma di quali aziende stiamo parlando? Ti chiederai...
    Lo Stato è socio pesante di Enel (ne detiene il 23,6%), Eni (31,9%), Leonardo (30,2%), Poste Italiane (64,3%), Snam (31,4%), Terna (29,9%), Italgas (26%), Fincantieri (64,3%), Saipem (12,8%), oltre che di Stmicroelectronics, Enav, Rai Way, Trevi Finanziaria e Banca Mps.
    Queste partecipazioni quotate in mano al ministero delle Finanze, direttamente o tramite Cassa Depositi e Prestiti, valgono oltre 112 miliardi.
    Un tesoro senza pari in Europa, che lo scorso anno ha versato circa 3 miliardi di dividendi al socio pubblico.
    Neanche la Francia, Stato dirigista per eccellenza, può contare su un giardinetto azionario tanto prezioso, dal momento che i pacchetti in Airbus, Thales, Stellantis, Essilorluxottica e delle altre partecipate francesi arrivano a un valore di circa 80 miliardi.

    Nonostante i risultati storici ampiamente positivi, queste grandi aziende si trovano oggi davanti a sfide strutturali e cambiamenti epocali di grande importanza.
    Enel e Terna devono rispondere alla crescente domanda di energia dettata dall'elettrificazione dei consumi.
    Eni è il perno del Paese sotto l'aspetto degli approvvigionamenti da gas e petrolio.
    Leonardo sta tessendo una fitta rete di alleanze europee nella difesa, con l'obiettivo di rendere l'Ue più autonoma dagli Stati Uniti e capace di deterrenza nei confronti della Russia e di altre possibili minacce.
    Poste, in asse con Tim di cui è diventato primo socio, potrebbe diventare l'alfiere dei piani del Paese sull'intelligenza artificiale.

    In Italia, purtroppo, non siamo mai riusciti a creare grandi aziende tecnologiche private.
    Ma l'espansione del ruolo dello Stato nell'economia non è un fenomeno solo italiano.
    Tanto che, anche nella patria delle big tech, l'iniziativa privata sembra dover fare sempre più i conti con un prepotente, se non proprio invadente, ritorno del capitalismo di Stato.
    Basti pensare all'ingresso del governo Usa nel capitale del produttore di chip Intel, oppure alla "commissione" del 25% che Nvidia e Amd devono versare all'erario americano per poter vendere in Cina i loro semiconduttori.

    A partire dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina, la geopolitica e la geoeconomia hanno preso il sopravvento e ora sono i governi a dettare la traiettoria di una frammentazione dell'economia globale che ha come principale linea di faglia la rivalità tra Cina e Stati Uniti.
    In questo quadro, quella che in passato era un pò un'anomalia italiana, ossia il ruolo preponderante delle partecipate pubbliche, è probabilmente destinato a diventare una caratteristica comune a tutti i Paesi.
    Se il piano di privatizzazioni da 20 miliardi previsto dal governo (2024-26) potrà proseguire con operazioni mirate, difficilmente ci si vorrà privare del controllo sulle leve industriali indispensabili per avere autonomia e influenza nello scacchiere globale.
    E, anzi, molti degli addetti ai lavori scommettono che lo Stato vorrà allargare la sua rete di partecipazioni ad altri settori strategici come gli aeroporti, la robotica e ovviamente l'Ai.

    In conclusione, la Borsa non va mai vista come il luogo dove le formule matematiche permettono di fare soldi, bensì il posto in cui le aziende vengono valutate in base ai fondamentali e possono trovare il canale alternativo alle banche per il finanziamento del loro business.
    La finanza, ricorda sempre, ci chiede di essere contemporanei.
    Cioè di saper leggere il mondo.
  • Ti auguro un buon fine settimana.
    Un caro saluto.

    Davide