L'investitore italiano è un po' cambiato negli anni, facendo qualche piccolo passo in avanti in termini di consapevolezza finanziaria e iniziando ad avvicinarsi con gradualità agli asset più rischiosi.
Ma, ahimè, continua a rifugiarsi ancora troppo nella liquidità e nei titoli di Stato.
Il confronto internazionale rende piuttosto evidente questo paradosso: in Italia solo il 15% del patrimonio investibile è allocato in azioni, negli Stati Uniti siamo al 57%.
Un divario enorme che si è tradotto, negli anni, in una enorme perdita di valore per i risparmiatori italiani.
I dati storici dimostrano infatti che l'azionario globale si è dimostrata l'unica classe di attività che nel lungo periodo è stata in grado di offrire rendimenti veramente interessanti, in grado di neutralizzare gli effetti negativi dell'inflazione.
La chiave non è però l'assunzione indiscriminata di rischio.
Serve un approccio globale e diversificato, orientato anche ai titoli di aziende difensive e di qualità, capaci di resistere alle oscillazioni di breve periodo.
In molti dimenticano che le aziende quotate in Borsa che rispondono a queste caratteristiche sono aziende che distribuiscono importanti dividendi.
Ho letto nei giorni scorsi che nel 2025 sono stati pagati 2.090 miliardi di dollari di dividendi a livello globale (+7% sul 2024).
Si stima che quest'anno questi numeri possano crescere ulteriormente fino a un nuovo record di 2.200 miliardi (+5,4%).
Numeri che da soli bastano a giustificare la logica di una costruzione di portafoglio orientata al reddito attraverso i dividendi, che, nell'attuale contesto di mercato e con il rischio di una nuova fase inflattiva, possono anche sostituire
parte della componente obbligazionaria.
Ricorda infatti che la cedola di un titolo obbligazionario quella è e quella rimane.
Mentre il dividendo azionario tende a crescere nel tempo in quanto i prezzi imposti dalle imprese ai loro clienti tendono a crescere con l'inflazione.
Guardando ai titoli di Stato, a 5 anni l'Italia paga un interesse del 3,3% lordo circa, mentre la Germania il 2,7%.
Per alzare il livello bisogna spostarsi sul decennale (3,9 e 3,2% rispettivamente), oppure passare al di là dell'Atlantico dove il Treasury Usa paga a 5 anni il 4,2% in dollari (4,6% a 10 anni).
Proprio l'Italia, in tema di dividendi, è un terreno molto fertile e si conferma uno dei mercati più interessanti d'Europa, con le società quotate che distribuiranno complessivamente quest'anno 45 miliardi di euro.
Alcuni nomi?
In cima alla classifica si conferma Banca Monte dei Paschi di Siena con un rendimento del dividendo al 10,5%, segue Nexi al secondo e il Banco BPM al terzo posto (8,7 e 7,9% rispettivamente).
Proprio il blocco delle banche si conferma il cuore del tema dividendi a Piazza Affari: Mediobanca si attesta al 6,7%, Banca Mediolanum rende il 6,6%, Intesa Sanpaolo il 6,5%, Bper il 5,3%, Unicredit mantiene uno
yield del 4,5%.
Ecco perché i grandi investitori istituzionali tendono a mantenere posizioni di lungo periodo sui titoli bancari italiani: la loro remunerazione attesa resta strutturalmente elevata rispetto alla media europea.
Altra categoria generosa è quella delle utility e delle aziende energetiche, con titoli come Enel, A2A, Snam, Eni e Saipem, con rese comprese tra il 5 e il 4,1%.
Tornando a un paragone europeo, se i dividendi medi di Borsa Italiana si attestano attorno al 4%, Francia, Germania e Spagna sono attualmente tra il 2,5 e il 3,3%.
Attenzione però: tutti questi rendimenti sono al lordo della tassazione.
I dividendi azionari sono soggetti a una ritenuta del 26%, mentre le cedole dei titoli di Stato scontano un'aliquota agevolata del 12,5%.
Il vantaggio delle azioni in termini di yield lordo si riduce quindi nel netto, e ogni investitore deve tenerne conto nella valutazione complessiva.
In conclusione, l'intento di questa mia newsletter è quello di farti comprendere che i titoli azionari non sono tutti uguali e tutti rischiosi allo stesso modo.
Ci sono azioni più, e azioni meno rischiose.
Le azioni che erogano buoni dividendi, rappresentative di aziende solide e di qualità, sono le azioni tendenzialmente meno rischiose, e, in quanto tali, meritano assolutamente il loro spazio all'interno di un ben diversificato portafoglio d'investimento.
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