Ambito assicurativo, appuntamento numero 6.
Ogni ora, in Italia, le compagnie assicurative liquidano all'incirca 16 milioni di euro in indennizzi.
Incidenti stradali, danni da maltempo, infortuni, malattie, disabilità, senza contare i risarcimenti legati alla perdita di una vita umana...
Numeri enormi, che raccontano qualcosa di ben preciso: gli imprevisti accadono.
Eccome se accadono.
Eppure, nonostante tutto questo, la cultura assicurativa in Italia fatica a radicarsi.
Nel nostro paese in pochi pensano a tutelarsi dai rischi della vita.
Se per amministrare il proprio denaro è necessario aprire un conto corrente o investire in strumenti finanziari, stipulare una polizza di protezione non è un'esigenza così spontanea o automatica, salvo quando lo impone la legge come nel caso della RC
auto, o per la polizza scoppio e incendio quando si accede a un mutuo.
Il problema è culturale, prima ancora che economico.
NON UN COSTO, MA PIANIFICAZIONE
L'obiettivo fondamentale di qualsiasi copertura assicurativa è quello di aiutare gli individui e le imprese a risollevarsi quando un evento imprevisto colpisce i beni, il patrimonio o la vita di una persona.
L'incertezza non riguarda solo il fatto che un danno possa verificarsi, ma è ignoto anche quando tale danno si manifesterà ed è, soprattutto, sconosciuto il quantum, ossia l'entità della perdita che potrebbe andare anche oltre a qualsiasi risparmio o
ricchezza che una persona può aver accumulato.
L'assicurazione svolge allora un ruolo cruciale nella crescita sostenibile di un'economia.
Non va vista come un costo, ma come il primo tassello del processo di pianificazione finanziaria che tutti dovremmo mettere in piedi.
In primo luogo bisognerebbe pensare alla copertura del capitale umano.
Chi è la principale fonte di reddito della propria famiglia dovrebbe sempre porsi una semplice domanda: cosa succederebbe ai miei cari se domani non ci fossi più, o non potessi più lavorare?
L'assicurazione entra esattamente qui.
Non come prodotto finanziario, ma come strumento di protezione del capitale umano, ovvero del reddito, delle capacità lavorative, della stabilità di una famiglia.
In questo senso, il prodotto vita per eccellenza è quello della TCM (Temporanea Caso Morte): una copertura semplice, spesso sottovalutata, che garantisce ai beneficiari un capitale in caso di prematura scomparsa dell'assicurato, godendo
anche di agevolazioni fiscali.
I premi vengono versati per tutta la durata del contratto, ma se l'assicurato resta in vita nulla viene restituito.
E' proprio il fatto che i versamenti non vanno a sommarsi, formando così un montante, a spaventare molti.
Eppure il ragionamento è lo stesso che facciamo con la RC auto: speriamo di non doverla mai usare, ma sappiamo che senza saremmo esposti a un rischio enorme.
La struttura della polizza TCM è quindi molto semplice: il contraente paga il premio annuo concordato con la compagnia, e se l'assicurato resta vivo i premi sono "persi", mentre se l'assicurato muore i beneficiari incassano il capitale assicurato dal
contraente.
Non importa se la morte avviene il giorno dopo la stipula del contratto o un giorno prima della sua scadenza.
Questa polizza è particolarmente indicata per i ceti medio bassi, che sono i più vulnerabili in caso di imprevisti.
La TCM non è un prodotto per tutti allo stesso modo, ma ci sono situazioni in cui diventa a mio avviso fondamentale:
> Nuovi genitori
Alla nascita di un figlio, in caso di premorienza garantisce un capitale per il coniuge superstite e per l'erede.
E' proprio questo il mio caso: alla nascita del mio primo figlio, Giulio che ora ha 10 anni, ho acceso la mia personale Temporanea Caso Morte.
> Chi ha stipulato un mutuo ipotecario
Soprattutto in presenza di coniuge a carico e figli economicamente non indipendenti.
> Chi ha genitori anziani
o persone a carico
In particolare figli unici, single o persone senza eredi diretti.
Un aspetto poco noto ma molto importante: il contraente può pensare ad una protezione per figli e nipoti, o anche a persone al di fuori dell'asse ereditario.
Può infatti designare un assicurato e un beneficiario diverso, conservando gli oneri connessi alla titolarità della polizza e pagando così i premi annuali.
Una riflessione per concludere
Spesso si rimanda perché "tanto non succederà a me...".
Ma la protezione assicurativa funziona esattamente così: vale nel momento in cui non ci si pensa più, quando un evento imprevisto cambia tutto in modo irreversibile.
La domanda giusta da farsi non è allora "ho bisogno di un'assicurazione?", ma "le persone che amo sarebbero protette se domani le cose cambiassero?".
Se non sei sicuro della risposta, potrebbe valere la pena fermarsi a riflettere.
E magari farsi due conti.